Il problema è che troppe volte queste decisioni vengono prese d’impulso: per urgenza, per pressioni esterne, o perché “si è sempre fatto così”. Il risultato? Tempo e risorse sprecate, attività che non lasciano traccia, una strategia che si riduce a un collage di azioni scollegate.
Il marketing di destinazione, invece, ha una missione precisa: costruire e rafforzare gli asset di mercato che rendono una destinazione più accessibile e memorabile. Per riuscirci serve metodo: distinguere tra decisioni di governance, strategiche, tattiche e organizzative; chiarire chi decide cosa, con quali risorse, e con quali criteri.
Il modello EME nasce per questo: una bussola semplice ma robusta che aiuta i destination manager a orientarsi. Non propone ricette preconfezionate, ma un sistema per leggere il contesto, definire priorità, misurare risultati e trasformare le urgenze quotidiane in azioni coerenti con una strategia condivisa.
In un settore sempre più competitivo, navigare senza rotta non è un rischio: è un lusso che le destinazioni non possono più permettersi.




