Il marketing che funziona (marketing effectiveness) comincia da una semplice inversione di prospettiva: non chiedersi solo cosa fare, ma cosa vogliamo ottenere.
Per tradizione? Per pressioni della politica o degli operatori? Per visibilità sui media locali? O perché si ritiene che queste iniziative rafforzino la presenza dell’offerta nei mercati target?
Se la risposta è “perché si è sempre fatto così”, siamo lontani da un orientamento all’impatto.
Per noi, il marketing ha senso solo se genera impatto reale. Questo significa chiedersi, senza scorciatoie, se ogni azione – dalle fiere internazionali ai portali di promozione – contribuisce davvero a rendere la destinazione più competitiva. E per noi ‘competitiva’ non è una parola vuota: è un obiettivo concreto, misurato con indicatori chiari e risultati verificabili.
Chi ha un orientamento all’impatto non lavora per riempire caselle nel report, ma per generare risultati. Non parte da cosa si può fare, ma da cosa si vuole ottenere.
È un approccio “obiettivo-centrico”, retrospettivo, strategico. In inglese si parla di “right to left thinking”: si parte dal risultato desiderato e si lavora a ritroso per capire cosa serve davvero fare.
Chi ha un orientamento all’impatto:
- valuta i costi e i benefici delle azioni,
- misura i risultati, non solo le attività,
- mette in discussione i simboli del marketing territoriale, ma lo fa per migliorarli, non per abolirli,
- costruisce una strategia solida, chiara, condivisa.
La vostra organizzazione si muove in questa direzione?
Se sì, forse siete già una impact- & evidence-driven organization.




